Poche parole su Alessandro Baricco
di Lucia Palpacelli

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20/11/2002

Premettendo che la bellezza di leggere, secondo me, non sta tutta nel capire, ma anche nel lasciar scivolare le parole dagli occhi e dal cervello, giù fino alle nostre emozioni, in quel luogo di noi, che riconosce il bello anche solo dal suono delle parole, senza, sempre, doverne capire il senso, è certo, comunque, che chi scrive ha qualcosa da dire.
Quello che tenterò è farvi conoscere il messaggio più forte che ho rintracciato nelle pagine, nelle storie che Alessandro Baricco racconta, ma soprattutto vorrei leggere le sue parole, perchè è così che un autore si conosce davvero, che si impara ad amarlo e che si rispettano più profondamente le sue idee, sfiorandole appena, senza costruire sopra castelli, dando loro la propria voce.
Buon viaggio!

 
 
 
"Banda di cornuti, la vita è una cosa immensa, lo volete capire o no? Immensa!" (Novecento)

Partiamo da qui, dal grido del mare, perchè questo è, secondo me, un filo rosso nell'opera di Baricco: una costante riflessione sulla vita che si risolve nella meraviglia per la vita; la vita è qualcosa di grande , di immenso, una bellezza grandiosa, da brividi.
Bella sempre (City: tavola calda), ma grande, troppo grande per l'uomo che appare piccolo e disorientato. La vita è così immensa da poterlo schiacciare, allora bisogna trovare il modo di salvarsi (parola chiave, ritorna costantemente):"...per salvarmi sono sceso dalla mia vita" (Novecento) (Oceano mare, pag 78-79).

 

 

 
NOVECENTO
 
Novecento decide di continuare a vivere su una nave, in cui la vita passava, "ma a duemila persone per volta", scende dalla sua vita e la blocca, lei che in realtà non ha fine, nelle persone che su quella nave ha la sorte di conoscere (pag 55).
 
 
SETA
 
Tutti gli sfondi dei romanzi di Baricco sono fatti di luoghi senza tempo o senza terra, come una pittura fatta di sfumature in cui si perde il particolare; è in questi luoghi onirici che vive la sua metafora, la sua parola sulla vita.
In Seta vediamo lo scontro tra un Occidente stranamente definito nelle coordinate di tempo (1861) e spazio (Lavilledieu, in Francia) ed un Oriente che è il "suo" luogo, un Oriente che è "ai confini del mondo, che è "la fine del mondo". Qui c'è la vita immensa, vera, pura.
La vita di Joncour in Occidente è una vita bloccata in un benessere borghese, nell'indifferenza di chi "ama assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla" (è un modo di salvarsi), si lascia scivolare sopra la vita, ama la moglie di un amore leggero ("sentirono lieve la sorte di amarsi"), la ama, ma senza passione, ama la sua voce.
La passione, la vita gliela fa conoscere l'Oriente, una donna con il volto da ragazzina, per lei, nell'illusione di lei: DECIDE, ed ama la moglie quasi con violenza.
 
 
OCEANOMARE
 
Elisewin-Thomas: lei desidera la vita, ma non l'ha mai provata, ha paura e la sua è un pò una malattia (pag.12); lui l'ha vista tutta, è arrivato al centro dell'oceano (metafora della vita più vera e più feroce; chi arriva dentro l'oceano ha conosciuto tutta la vita) ed ora non ha più la forza di continuare, di dare ancora fiducia alla vita.
In una notte d'amore queste due anime che si completano si incontreranno e si scambieranno quello che sono, ma senza riuscire a salvarsi.
La locanda Almayer è un luogo di sogno, un luogo tra la spiaggia e l'oceano, in cui tutte queste figure di umanità derelitta s'incontrano e troveranno una risposta (davanti all'oceano) a ciò che cercano, per dare un senso alla loro vita.
 
 
CASTELLI DI RABBIA
 

La bellezza della vita: varrebbe vivere per la luce della sera, quando, inopinatamente, piove (pag 36-37).
Quinnipak è un luogo di sogno, è un luogo che serve per scappare dalla vita vera , è un cartello visto da un uomo che stava andando in carcere, è una via di fuga dalla vita.
A Quinnipak gli uomini sognano e vivono i loro sogni e questo è qualcosa che sembra avvicinarsi alla vita vera: il signor Rail ed il suo treno, Pekish, la vedova Abbeg, Hector Horeau.
Forte il tema del destino dell'uomo, l'uomo non è altro che un treno in corsa, un treno su binari di cui non conosce la direzione (pag.79); fuori dal treno, a una velocità folle sta la vita immensa, la vita autentica, quella troppo grande per l'uomo, dentro l'uomo deve trovare un modo per salvarsi (pag.64-65).
Il destino è qualcosa a cui l'uomo non può sfuggire, rispetto a cui non può decidere, può aspettare anni , ma prima o poi arriva (la giacca di Penth in cui è tutto il suo destino; Jun e Morivar, pag.212).


Lucia

L'analisi è stata condotta sui testi di A. Baricco: "Novecento", "Seta", "OceanoMare","Castelli di rabbia" editi dalla Rizzoli.

 
 
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